Carneficina sulle strade.

I dati, purtroppo, parlano chiaro: circa 6.000 morti e oltre 330mila feriti ogni anno in Italia.
Sarebbe interessante indagare le ragioni per cui, quando si parla di sicurezza, quasi nessuno si riferisce a questa tragedia: l'emergenza sembra essere la microcriminalità.

Ultimamente, alla luce delle notizie di cronaca che quasi quotidianamente ci raccontano di pedoni e ciclisti ammazzati e di stragi nei fine-settimana, pare che attorno al problema ci sia più attenzione.
Ma nei commenti degli esperti e delle persone comuni si assiste sempre al tentativo di esorcizzarne le cause reali cercando un capro espiatorio, un colpevole: l'alcolista, il drogato, l'impasticcato.

Purtroppo le ragioni sono molto più profonde, e coinvolgono praticamente tutti: narcotizzati dal feticcio dell'automobile, viviamo in una società i cui valori dominanti sono diventati la velocità e la competizione senza regole; soprattutto in città, chi non si muove in automobile subisce quotidianamente la sopraffazione, il senso di pericolo, l'insicurezza non come eventi eccezionali, ma come situazioni generalizzate e costanti.

Ma la strumentalizzazione demagogica della paura per il diverso, per il deviante, per il ladruncolo, per lo straniero, sicuramente ap/paga di più che denunciare i costi sociali di uno sviluppo distorto di cui si è in prima persona, nei propri comportamenti quotidiani, responsabili.

claudio pasero

tassi mortalità 2006

Alessandria, cavalcavia del Cristo: qui come altrove la maggior parte degli automobilisti è infastidita da chi rispetta i limiti; chi rischia maggiormente di farne le spese, nella pressoché totale latitanza delle istituzioni di controllo, sono gli utenti deboli della strada, primi fra tutti i ciclisti, costretti a una situazione inaccettabile.
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