lettera pubblicata sulla stampa locale

Credo nella bicicletta come mezzo di trasporto del futuro. La letteratura di fantascienza si è sbagliata: più che alle macchine volanti, l’orientamento culturale che pare avanzare con forza crescente è quello che vede un ritorno delle due ruote a pedali. Non è un’operazione nostalgia ma la constatazione di una necessità che in definitiva è un’opportunità: di vivere in un ambiente meno inquinato e più ricco di relazioni umane.” Alberto Ravaioli, sindaco di Rimini

La bicicletta, veicolo ad emissioni zero, è destinata ad avere un ruolo sempre più centrale sia negli spostamenti brevi abituali in città, sia per lo sviluppo di nuove forme di turismo sostenibile.
Quando si parla del grado di “ciclabilità” delle nostre città, invariabilmente si parla di chilometri di piste ciclabili; si tratta però di un dato che di per sé non è in grado di rappresentare le condizioni della mobilità ciclistica.
Una città potrebbe non avere quasi piste ciclabili - emblematico in questo senso il caso di Ferrara - ma favorire la ciclabilità attraverso altre misure: moderazione del traffico (es. Zone 20 o 30), zone pedonali, doppio senso per bici su strade a senso unico, bike sharing, cicloparcheggi, segnaletica specifica, campagne educative pro bicicletta, progettazione di opere accessibili (ad es. rotatorie sicure per i ciclisti), adozione di una adeguata normativa.

In più, le piste ciclabili realizzate male o male tenute, o che sono disseminate di ostacoli o che si interrompono nelle intersezioni stradali, o che si dissolvono improvvisamente nel nulla, non hanno alcuna utilità ai fini della mobilità ciclistica. Buona parte delle piste ciclabili alessandrine, rientra - purtroppo - in queste tipologie.
E questo principalmente perché non costituiscono una “rete”, ma una aggregazione di tracciati che quasi mai rientrano all’interno di una pianificazione complessiva della mobilità urbana: frutto di occasioni, di obblighi burocratici, di infatuazioni di singoli, di compromessi pasticciati, di trovate d’immagine, di ripicche tra assessorati o tra schieramenti politici; per cui abbondano le cattive realizzazioni, i tracciati incompleti, i goffi errori di progettazione, la mancanza di manutenzione; con grave lesione dei diritti dei cittadini e assurdo spreco di risorse pubbliche.

Nonostante la situazione, ottimale per la bicicletta, di una città di pochi chilometri di estensione, pianeggiante, con clima temperato, le condizioni della mobilità ciclistica in Alessandria sono quindi pessime.
E anche quando si attuano scelte potenzialmente favorevoli a una mobilità urbana più "sostenibile", le soluzioni adottate sono così blande che il risultato è nullo: è il caso ad esempio della nuova zona a 30 Km/h. in corso Acqui, un fallimento rispetto alle potenzialità e alle aspettative: le auto continuano a sfrecciare, oltretutto con molto più rumore, rettificando senza problemi le leggere ondulazioni del tracciato; e continuano - indisturbate - a essere parcheggiate in divieto di fermata: la situazione per i cosiddetti utenti deboli della strada non è quindi migliorata. E la “colpa” non può essere scaricata solo sui singoli automobilisti; l’errore è nella progettazione. Il progetto di una Zona 30 dovrebbe infatti prevedere innanzitutto interventi a favore di pedoni e ciclisti, come il restringimento della carreggiata automobilistica a favore dell’aumento dello spazio per i marciapiedi e per le corsie ciclabili, la creazione di aree adibite a scopi sociali, con panchine e alberi, la realizzazione di strutture come i cuscini berlinesi che rallentino la velocità delle automobili senza arrecare disagio ai mezzi a due ruote; tutta una serie di interventi che si è scelto di non adottare, annacquando a tal punto il progetto da vanificarne la funzionalità.

Si potrebbero esaminare molti altri esempi, legati ad altrettante problematiche: le direttici ciclabili tra centro e periferia, il collegamento con i sobborghi e con gli altri comuni, le politiche di rivitalizzazione del centro storico, la gestione degli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro, la dislocazione dei parcheggi, le priorità date agli interventi infrastrutturali, eccetera. Per tutti un denominatore comune: la scelta consapevole - da parte di tutte le amministrazioni - di affrontarli privilegiando una categoria di cittadini, quelli con la patente e l’automobile, a discapito di tutte le altre: bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti.

Per tutti questi rimane solo la possibilità di adeguarsi o di rendersi invisibili; scomparire; non intralciare il flusso crescente dei veicoli motorizzati che soli sembrano rappresentare in questa città la possibilità di muoversi: un’idea distorta e mortifera, sia per chi la pratica che per chi è costretto a subirla.

zona a 30 Km/h. in corso Acqui: un fallimento rispetto alle potenzialità e alle aspettative

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