PRIMA TAPPA: FIDENZA BORGOFORTE (110
km.)
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Arriviamo in treno a Fidenza.
Qui, usciti dalla stazione, imbocchiamo il sottopasso subito a destra e,
dopo un breve tratto di provinciale, svoltiamo per Fontanellato: 15 chilometri
di tranquilla pianura. Il vento è con noi e, nonostante i bagagli,
la velocità non scende sotto i 25 chilometri orari.
Giungiamo
così nell’antico borgo di Fontanellato, dove una banda musicale
pare quasi voglia darci il benvenuto! In realtà si tratta delle
celebrazioni per il primo maggio, molto sentite dagli abitanti, che, in
memoria di alcuni sindacalisti trucidati durante il ventennio fascista,
percorrono la vie del paese appuntandosi al petto un garofano rosso. Lasciamo
passare il corteo e ci dirigiamo verso la Rocca, di fondazione quattrocentesca,
racchiusa in una cortina muraria merlata e circondata da un profondo fossato,
nel quale pesci di diverse dimensioni, accorrono a catturare le briciole
gettate dai turisti.
Le stanze della Rocca conservano arredi e oggetti appartenuti ai Sanvitale, proprietari dal XVI secolo al 1948.
Al piano terreno si trova la splendida saletta dipinta dal Parmigianino
(1503-1540), tradizionalmente nota come il “budoir” di Paola Gonzaga, moglie
di Galeazzo Sanvitale. La decorazione affrescata illustra il racconto tratto
dalle Metamorfosi di Ovidio, di Diana e Atteone; quest’ultimo, avendo osato
spiare la dea e le sue ancelle al bagno, subì la terribile sorte
d’essere trasformato in cervo e sbranato dai propri cani. Prima di uscire
dalla Rocca, non manchiamo di visitare la particolare camera ottica, dove,
attraverso un sottile gioco di fessure, due pannelli concavi, sfruttando
la luce del sole, proiettano le immagini della piazza.
Usciamo da Fontanellato e proseguiamo a pedalare fino a S.Secondo, dove entriamo nel parco, al quale introducono il broletto
e il palazzo comunale, di origine medievale. Abbiamo pedalato per circa
24 chilometri. Percorriamo 7 chilometri di strada provinciale fino a Trecasali
e qui, saliamo sull’argine, per imboccare la cicloturistica del Taro, di
circa 8 chilometri.
Arrivati a Sissa, svoltando a destra, riprendiamo la strada provinciale per Colorno, per un po’ in mezzo alla pianura e ai caratteristici casali emiliani dai grandi rosoni. Situata nel punto in cui il torrente Lorno si immette nel Parma: Caput Lurni, Colorno appunto, regala alla vista una magnifica reggia. Il
Palazzo, residenza estiva preferita prima dai Farnese, dai Borbone poi
e infine da Maria Luigia, si affaccia su uno splendido parco, ricco di
spettacolari giochi d’acqua e magnifici arabeschi delle più varie
essenze arboree, quasi come una piccola Versailles.
Dopo un breve ma intenso temporale, riprendiamo la bicicletta e pedaliamo alla volta di Brescello, il ridente paese della “bassa” che ospita il museo di Peppone e don Camillo. Nella località dedicata a Guareschi calcoliamo di aver percorso, in tutto, 60 chilometri. Usciti dall’abitato incontriamo, lungo la strada, una caratteristica chiesa barocca, che conserva , sulla facciata, una suggestiva crocifissione dei pescatori e, poco più in là, una chiesina seicentesca dedicata a San Rocco e il suo cane, eretta all’epoca della terribile peste. Giungiamo quindi a Gualtieri, città natale di Ligabue, nella piazza ad anfiteatro, resa ancora più suggestiva dal suo sconfinare sull’argine. Attraverso stradine secondarie arriviamo a Guastalla, città di impronta risorgimentale e ricca di memorie di un passato glorioso. E’ da poco trascorso il 25 aprile e, mentre osserviamo sventolare il tricolore ad ogni balcone, ricordiamo che la sua origine è proprio di questi luoghi. Proseguiamo, passando attraverso il centro abitato di Suzzara, e dopo pochi chilometri di strade secondarie, attraversiamo il Po e arriviamo a Borgoforte, in provincia di Mantova. Abbiamo pedalato per 110 chilometri e ci fermiamo a cenare e a dormire. |