| massa critica
milano 6/12/03 |
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| La
ragazza bionda, dentro la Porsche bianca, viene bloccata, ad un semaforo,
da un ciclista, che le chiede, con garbo, di spegnere il motore. Lei non
lo vuole ascoltare e preme sull’acceleratore per proseguire la sua corsa.
Ma non può, perché la strada viene invasa all’improvviso
da dieci, cento, mille bici, pedalate da giovani metropolitani, mamme con
bambini, coppie innamorate, adulti, anziani e ragazzini. E’ una ventata
di allegria, musica, colori ed energia, quella che passa e lascia la bionda
e la sua auto come dentro una scia, fatta di pensieri puliti da portarsi
via.
Ad
un incrocio la vigilessa, annoiata e rassegnata, regola la circolazione
delle auto, impazienti e rumorose, quando all’improvviso, nella strada,
il traffico si spegne e nel silenzio si percepisce uno strano, particolare
fruscìo, come di alberi appena mossi dal vento… Soltanto un attimo
prima di ascoltare suoni di pifferi e trombe, sambe ritmate coi tamburi
che fan venire voglia di ballare, ma non sta bene. E poi ecco avanzare
lentamente una macchia enorme e colorata: giovani metropolitani, mamme
con bambini, coppie innamorate, adulti, anziani e ragazzini. Tutti su due
ruote, che pedalano implacabili all’incrocio, bloccando le auto e lasciandole
sospese per un po’, nell’incertezza e nella rabbia, ma anche nella meditazione
dell’attesa.
Gli automobilisti sono costretti a cedere il passo alle bici, devono spegnere il motore e dare la precedenza ai pedoni e ai ciclisti. Se pigiano sul clacson o danno gas, vengono fatti desistere al suono degli applausi e dei fischietti. Alla fine si arrendono e il corteo di bici, trionfante, prosegue. Verso una meta che non è prefissata, ma si definisce strada facendo, come in una tacita intesa, fatta di sorrisi, complicità e voglia di riprendersi la città, sottraendola al traffico delle auto. Per
qualche ora sabato 6 dicembre Milano si è fermata per i ciclisti:
si è trattato di un disagio breve, di un piccolo granello di sabbia
nell’ingranaggio urbano.
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