Tredici-diciannove maggio duemilasette
Diario d’un viaggio da sogno

Premessa.

La primavera - estate del 2007 è stata per me una stagione particolare.
Forse il passaggio agli “…anta” – ormai suonati -  e l’aver ben compreso mio malgrado che la vita passa in fretta e che non si può più recuperare il tempo andato; sarà stato non so cosa ma quel periodo è passato con l’affanno in gola.
Forse capita a tutti, prima o poi, magari anche più di una volta. 
Ho di nuovo tentato di capire quale poteva essere il significato della vita, in quel momento, ma risposte semplici non ne ho trovate ed  anche quelle complicate non mi andavano poi così bene.

Cosa si poteva fare di meglio, per riprendersi, se non realizzare un sogno che tenevo nel cassetto?
Un giro in camper + bici, via, per l’Italia, in uno dei più bei posti della penisola - la Toscana e dintorni - in piena libertà, con una persona speciale, per una settimana intera!
E’ nata così, in tutta fretta, l’idea di fare quel viaggio insieme a Paolo (la persona speciale) che, al volo, l’ha raccolta; insieme l’abbiamo trasformata in realtà  - e ci siamo divertiti un sacco.
Le domande sono rimaste ma lo spirito si è un poco allietato, le gambe si sono irrobustite e siamo diventati degli esperti cicloturisti, pronti a ripetere l’esperienza al più presto! (ringraziando anche Piera che per una settimana è rimasta sola con le bambine ad affrontare la vita di tutti i giorni!)
Volevo aggiungere: forse il titolo non è corretto…forse quello giusto è:
“Diario del sogno d’un viaggio…”.
Partenza!

Domenica 13 maggio 2007, pomeriggio.
Quasi tutta la famiglia è riunita a Villa del Foro, nel cortile di Renzo, dove Paolo tiene il camper.

Anna e Lucia, Piera, la mamma Giovanna, Camilla con Augusto, Vittoria, Sandra con Lorenzo ed Armando, Cannella…
Si carica il camper, un po’ confusamente si sbatte tutto sopra; solo le bici vengono piazzate con molta delicatezza, professionalità ed attenzione.

No, veramente anche il cibo, vino compreso, viene accuratamente stivato…in bagno…

Finito di caricare, ore 18.15 circa, saluti di rito e…via!!
In viaggio!

In autostrada, direzione Genova.
Prima coda, all’altezza di Genova aeroporto, ma chissenefrega, va tutto bene ed il tempo è dalla nostra.
Passata la coda, ci spingiamo giù, ed al primo  autogrill che ci piace, sulla A1, ci fermiamo per mangiare – rigorosamente in camper – all’incirca alle 22.45. Dalla cena al sonno senza accorgercene, ed il riposo è ottimo.

Lunedì 14 maggio : Solo il risveglio (ore 7.00)  non lo è altrettanto!
Siamo in mezzo agli autocarri – forse abbiamo sbagliato posto – dove uno, particolarmente grosso, non riesce a partire…è polacco, così come l’autista, che tenta, una volta sceso dalla sua cabina, di spiegarci che dobbiamo spostarci, “…camper bloccato…” …oddio ci hanno bloccato le ruote!!!!

Paolo salta giù dal letto ma ad essere bloccato per fortuna è il suo autocarro, non il nostro camper.
Ci spostiamo, lo lasciamo passare e facciamo colazione.
Ci rimettiamo in marcia, con destinazione Lago di Bolsena, accompagnati dalla musica di De Andrè, Fossati e di altri cantautori del loro calibro, che ci accompagneranno per tutto il viaggio.
Arriviamo sul posto alle ore 11.00 circa e ci sistemiamo al bellissimo “Camping Internazionale”. Parcheggiamo il camper  a dieci metri circa dal bordo del lago; la piazzola, così come tutto il resto del campeggio è pulita, ombreggiata e tranquilla (il campeggio è semi deserto, solo qualche straniero…).
Unico neo: per come mi ha  presentato Paolo alla signora della reception – …ehm, no ma…lui è mio nipote…- verremo ricordati nei secoli come “Gli allegri gay di Alessandria” ma va bene così, d'altronde è la pura verità (che sono suo nipote…).
Alle ore 11.45 circa siamo già pronti, in divisa da ciclisti – …guarda i due gay, vanno anche in bici, che carini! – con l’intenzione di fare un giretto intorno al lago, un breve giro, così, per scaldarsi.
Un inciso per chi volesse cimentarsi in bici sul lungo lago di Bolsena (lato verso il paese): meglio non pensarci nemmeno, non esiste, ne per i ciclisti ne per i pedoni!
C’è un pezzettino di pista ciclabile che finisce nei pomodori di Nazareno, che oltre all’orto fa il pescatore.
Dopo una breve consultazione, decidiamo di pedalare, sulla strada provinciale, in direzione Pitigliano, distante circa 30 kilometri – …cosa sarà mai, quando siamo stufi ci fermiamo!

- Una breve descrizione delle altimetrie del percorso: Bolsena metri s.l.m. 315, Pitigliano metri s.l.m. 313 ma con un valico a metri s.l.m. 600 circa -
Una pedalata dopo l’altra – boia chi molla – ecco l’itinerario percorso in giornata: Bolsena – Gradoli  (famoso il fagiolo del Purgatorio che lì si coltiva) – Pitigliano – Sorano – S.Quirico – Gradoli – Bolsena, un continuo saliscendi, per un totale di kilometri 75, al mio contachilometri, 78 su quello di Paolo.
Splendida Pitigliano, posta sul promontorio di tufo, dalla quale si gode uno splendido panorama; bella
anche Sorano ed i dintorni, limpide colline dalle quali scendiamo verso il brillante specchio d’acqua del lago. Il percorso, a cavallo tra Lazio e Toscana, è bellissimo e siamo molto soddisfatti d’aver fatto quella scelta.
L’esordio però è duro e le nostre gambe, quando ritorniamo al camper, dopo aver fatto un po’ di spesa in paese, sono un po’ rigide; siamo stanchi e ci sbrachiamo in riva al lago.

In attesa della cena ci rinfranchiamo con un bel bagno nel lago.
La cenetta a bordo del camper è intima, Paolo prepara la pasta e tira fuori tutte le leccornie che Vittoria, molto saggiamente, gli aveva affidato. Si apre la prima bottiglia di vino – forse Dolcetto d’Alba – che finisce ancora prima del cibo.
Dopo, di corsa, tutti a nanna.
Martedì 15 maggio
La sveglia di Paolo (quella biologica)  funziona male ed alle 5.30 lui è già sveglio!
Io resisto fino alla 7.00 e poi mi alzo. La colazione in riva al lago è uno sballo, non riusciamo a  credere d’esser proprio noi in un posto così bello e tranquillo.
Verso le 9.00 siamo pronti, di nuovo sui pedali. Non abbiamo trovato cartine cicloturistiche della zona ma Paolo si ricorda che nelle vicinanza c’è Civita di Bagnoregio, a circa 15 kilometri, splendida frazione di Bagnoregio, costruita in alto, degna d’esser visitata. Si parte.
Pioviggina ma con i nostri splendidi giubbotti, nuovi di pacca, non ci ferma nessuno.
Il percorso è breve ma in salita, circa 170 metri di dislivello. Dopo Bagnoregio, ci appare, splendida, Civita, arroccata su uno spuntone di tufo, appoggiato in mezzo a calanche che  la circondano.
Dopo averla visitata, decidiamo di fermarci a pranzo, da “Ilenia”, proprietaria de “La Piazzetta di Civita”, che ci prepara un’insalata con ceci, Fagioli del Purgatorio con farro e pomodorini, conditi con aromi ed un olio profumatissimo. Ci facciamo anche immortalare con una foto seduti al tavolo all’aperto. Da Civita a Montefiascone, anch’esso arroccato in cima ad una collina, dopo aver percorso all’incirca altri 100 metri di dislivello, da dove si gode uno splendido panorama del Lago di Bolsena.
Scendiamo da Montefiascone, ci dirigiamo verso Bolsena ed arriviamo lungo una stradina che, questa
volta, costeggia il lago e ci porta dritti al campeggio.
La giornata si chiude con 50 kilometri percorsi ed una gran fame, messa a tacere da una buona mangiata e da un’altrettanto abbondante bevuta. Buona notte.

Mercoledì 16 maggio.

Sveglia, come al solito, piuttosto presto, prima delle  7.00.
Smontiamo il campo e partiamo alla volta della Toscana – fin qui abbiamo vagabondato prevalentemente in Lazio – più precisamente di  Murlo, piccolo centro a sud di Siena, molto vicino alla Riserva Naturale del Basso Merse.
La Valle del Merse è il nostro vero obbiettivo, stabilito a grandi linee prima della partenza e meglio definito durante il viaggio, man mano che ci si allontanava da casa.
Arriviamo a Murlo in mattinata e lo visitiamo, più per cercare un ufficio del turismo che per altro: siamo ciclisti, non turisti ed abbiamo bisogno di cartine ben fatte, con indicazioni precise dei percorsi!  Il paese – medioevale - è talmente bello (e ordinato) che sembra finto. Troviamo l’ufficio turismo, parliamo con gli addetti e capiamo perché il luogo è così perfetto: sono tutti tedeschi, dagli impiegati agli abitanti. Ci forniscono un bel cofanetto intitolato “Terre di Siena – Val di Merse in bici”, che contiene una carta generale della Val di Merse, con tante altre mappe, undici, su ognuna delle quali c’è un percorso diverso, coordinato con gli altri.
La pubblicazione è molto valida ma, per nostra sfortuna, c’è solo più quella con la descrizione del percorso in lingua tedesca.  Ritiriamo il cofanetto, ringraziamo e, un po’ frastornati, ci prepariamo per il giro.
Siamo stufi di fare asfalto e non ci sembra vero d’avere trovato un percorso – Das Merse tal mit dem Fahrrad/Radwanderroute nr.9 - con buona parte delle strade in ghiaia o terra battuta.
Partenza dal paese, all’incirca all’ora di pranzo (dopo colazione, prima di partire abbiamo ingoiato,forse,un cappuccino), metri 300 s.l.m., in direzione Vescovado di Murlo, Creole e poi verso il Passo del Rospatoio, metri 500 s.l.m., tutto su asfalto.  Poi di colpo, sulla sinistra, nel bosco.
Il sentiero, tutto in discesa, ci sembrava ben chiaro, sulla carta, ma, man mano che ci addentriamo nel bosco – castagni, querce, carpini – diventava sempre meno visibile e ad un certo punto siamo talmente isolati che ci viene paura d’incrociare un orso bruno o qualche lupo.
Il timore è anche quello di perderci ma, man mano che scendiamo lungo l’itinerario, riprendiamo fiducia e verso Olivello siamo di nuovo sicuri d’essere sulla strada giusta.
Nei pressi di Olivello prima ed unica foratura del viaggio, occorsa a Paolo, che resiste gonfiando più volte la gomma.
Da Olivello già piuttosto provati, con l’affanno della gomma forata, lasciamo il percorso della mappa e giriamo, accorciandolo,  per Miniere di Murlo, risalendo verso il punto di partenza.
Con gioia ritroviamo il camper e la paura passa. L’itinerario completo riporta 28 kilometri di percorrenza, noi ne avremo fatti all’incirca 20. Posiamo le bici e ci rinfreschiamo nel piccolo lavandino presso lo scavo etrusco, proprio vicino al parcheggi all’ingresso del paese. Forse abbiamo esagerato, la mia bici era poco adatta al sentiero e la fatica, sommata all’apprensione di perdersi nei boschi e della foratura, si è fatta sentire.
Pensiamo così di premiarci e, partiti con il camper da Murlo, ci fermiamo subito a Vescovado e ci “facciamo” una bella birra al Circolo Arci, attorniati da gente cordiale e schietta. Paolo attacca bottone ma per fortuna è stanco e smette quasi subito.

Facciamo la spesa – ci compriamo anche del Morellino di Scansano – e ci dirigiamo verso Monticano.  Qui, nel parcheggio fuori paese, ci fermiamo e ceniamo (buono il Morellino).
Dopo mangiato facciamo un rapido giro in “centro”, giusto per digerire, poi ci buttiamo a letto, e ci godiamo il meritato riposo.
Giovedì 17 maggio.
Sveglia presto, come al solito: io alle 7.00 ma Paolo è sveglio almeno da un’ora.
Una bella colazione, poi una veloce  verifica alle “bolle” che si sono formate sulla tenera pelle del sederino di Paolo. Oggi non si pedala…Paolo suggerisce di visitare S.Galgano; dirigiamo così il timone del nostro camper in quella direzione ed alle 8.30 circa siamo già nel parcheggio della meravigliosa S.Galgano.
Il posto è magico, siamo  soli,  l’abazia  ci strega e ci godiamo la visita nel migliore dei modi.
Poi facciamo acquisti nei pressi,  ripariamo la camera d’aria della gomma della bici di Paolo e ripartiamo in direzione Chiusdino.
Arriviamo in paese all’ora di pranzo e cerchiamo “Il minestraio”, ristorante segnalato da “Itinerari”. Lo troviamo, pranzando ad un prezzo modico ed usciamo molto soddisfatti!
Dopo pranzo puntiamo su Sovicille, in posizione ovest rispetto a Siena dalla quale dista pochi kilometri.
Lì ci aspetta il campeggio “La Montagnola”, scelto da Paolo sul suo libro. E’ molto bello, sta in mezzo a boschi e prati proprio sotto Sovicille, che dista un paio di kilometri.
Dopo aver parcheggiato  il camper in una piazzola d’emergenza – qui il campeggio è quasi pieno – visto che il “sederino” di Paolo sembra guarito, percorriamo un mini giro nei dintorni, per saggiare il territorio, appena una decina di kilometri. Rimandiamo la vera gita al giorno dopo; al ritorno ci spariamo una gran doccia finita la quale, con gli asciugamani, ci facciamo due bei turbanti in testa ed insieme torniamo al camper, chiacchierando come se niente fosse.
Qualcuno ci guarda incuriosito, chiedendosi se siamo due indiani o due rimbambiti; poi parliamo e dissipiamo ogni dubbio.
Ceniamo con una bottiglia di Albana di Romagna, e, come al solito, con immenso piacere ci corichiamo per dormire.
Venerdì 18 maggio.
Sveglia alle 7.40,  Paolo è in ritardo. Dopo colazione breve riunione per decidere l’itinerario.
Lo stabiliamo scegliendolo  tra quelli proposti dalla Pro –Loco di Sovicille con un bel libricino che conservo ancora. Eccolo: Sovicille – Rosia – Ponte della Pia- Montarrenti – Tonni – Tegoia - Molli – La Cetina – Celsa – Romitorio – Cetinale – Ancaiano – Sovicille, per un totale di circa 40 kilometri, buona parte dei quali su strada bianca.
E’ un continuo saliscendi; al Ponte della Pia realizziamo una foto con l’autoscatto imitando quella vista su Itinerari. Fino a Molli la strada è asfaltata, poi prendiamo una mulattiera che svolta sulla destra prima della frazione. L’abbiamo capito dopo esserci persi in un bosco di castagni pluricentanari che sta sopra Molli, dopo il piccolo cimitero.Sul percorso troviamo la splendida pieve romanica di Pernina, alla quale ci fermiamo per fare un po’ di foto. Incontriamo altri due ciclisti, un italiano ed una francese, con i quali ci fermiamo a chiacchierare.

Il prato – che si vede nella foto sopra – degrada verso un piccolo cimitero dopo il quale si imbocca una stradina che scende al  Romitorio di Cetinale, che si raggiunge dal basso anche con una lunga scalinata. 
Ormai l’arrivo è vicino ed in poco tempo ci ritroviamo al campeggio.
All’arrivo l’ inquietudine ci assale perchè ci accorgiamo che, in un batter d’occhio, siamo arrivati alla fine della nostra vacanza.

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Consumiamo l’ultima cena, simile alle altre, sbafando un’abbondante pasta aglio olio e peperoncino, salame crudo, capocollo e<> formaggi, il tutto innaffiato da Chianti e, per finire, su tutto, la grappa di Paolo.
In totale abbiamo percorso 215 kilometri, saliscendendo continuamente per le colline della Val di Merse.
Sabato 19 maggio
Partiamo con calma e puntiamo a nord, per ritornare ad Alessandria. Facciamo un po’ di strada statale e transitiamo per Colle Val d’Elsa.Sulla strada ci lasciamo attirare dalla tenda di una macelleria, quella del sig. Luciano – lo scopriremo entrando – che da buon toscanaccio ci delizia con uno spettacolo improvvisato davanti ad una folla di clienti. Tutti, quasi pazientemente ascoltano, aspettando il loro turno, le ricette ed i consigli che dispensa gratis  a tutti.
Comperiamo un buonissimo capocollo e delle bistecche che prolungheranno per qualche tempo, una volta arrivati a casa, il ricordo del viaggio.
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