elogio della bicicletta E' bello andare in bicicletta. Senti che l'energia prodotta dal tuo corpo si trasforma in movimento, ed è come se tu facessi parte integrante di quel movimento. Come se ti dessi a quel movimento nel momento stesso in cui quel movimento ti si dà. Un bello scambio. Pulito, onesto. Come se il rapporto tra fatica e risultato si riferisse a qualche forma di minuscola giustizia. Puoi pensare: chi si fa trasportare da un motore non si muove, è mosso. Proprio come qualcuno che non sia in grado di muoversi per conto proprio. Qualitativamente, davvero, non c'è differenza. Anche se il motore ti porta a duecento al'ora. In tanti casi andare in automobile non lo si può evitare, certo. In tanti casi è comodo, e utile. Ma resta il caso che qualcosa deve cambiare, in noi, quando invece che muoverci siamo mossi. Qualcosa, probabilmente, dentro di noi si perde. Qualcosa che non si perde assolutamente quando noi si va a piedi, o in bicicletta. (...) Sei chiuso, in auto. Separato dal mondo. E lì, nel gran traffico, hai soprassalti di odio per il prossimo. Ad esempio, per i ciclisti, che ti superano. E, da quei metri cubi di ferraglia che devi tirarti dietro, continui a scaricare ondate di gas velenoso. Di gas mortale. (Se quel "mortale" vi sembra eccessivo, potete fare un esperimento. Andate in garage, chiudete per bene la porta e poi accendete il motore, con l'automobile in folle. Poi mi dite. Cioè, ho idea, che poi non potrete più dire niente.) EMILIO TADINI Gente Motori, maggio 2000 |
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